Tempesta solare record il 19 gennaio 2026: la più intensa degli ultimi 20 anni
Il 19 gennaio 2026, la Terra è stata investita dalla più intensa tempesta di radiazione solare degli ultimi vent’anni.
Un evento di classe S4 secondo la scala NOAA, con importanti implicazioni per la sicurezza spaziale, le telecomunicazioni satellitari e le operazioni in alta quota, ma privo di effetti diretti sulla superficie terrestre.
Caratteristiche fisiche della tempesta solare
Le tempeste di radiazione solare sono eventi di “space weather” scatenati da eruzioni magnetiche solari estremamente energetiche, spesso associate a espulsioni di massa coronale (CME). Quando avviene una CME, il Sole può accelerare protoni e altre particelle cariche a velocità prossime a quella della luce. Tali particelle, se dotate di sufficiente energia, percorrono i circa 150 milioni di chilometri che separano il Sole dalla Terra in pochi minuti.
Nel caso del 19 gennaio 2026, secondo il NOAA’s Space Weather Prediction Center (SWPC), si è registrata una tempesta di livello S4 sulla scala che classifica l’intensità delle radiazioni solari da S1 (minore) a S5 (estrema). Un evento di questa portata non si verificava dall’ottobre 2003, durante le cosiddette “tempeste di Halloween”, che restano tra i fenomeni solari più violenti mai documentati.
Classificazione NOAA e criteri di intensità
La scala NOAA per le tempeste di radiazione si basa sul flusso di protoni con energia superiore a 10 MeV rilevato dai satelliti GOES. Una classificazione S4 indica una densità di flusso particolarmente elevata, capace di interferire seriamente con i sistemi elettronici nello spazio. Il parametro fondamentale è la quantità di protoni per centimetro quadrato per secondo per steradiano (pfu), e un evento S4 implica un flusso superiore a 10.000 pfu.
Impatto sui sistemi spaziali e sull’aviazione
Sebbene la superficie terrestre resti protetta grazie all’efficacia combinata dell’atmosfera e del campo magnetico terrestre, le regioni più esposte sono quelle al di sopra della ionosfera. I rischi principali si concentrano su:
Sistemi satellitari
L’intensa radiazione può generare effetti di carica sulle componenti elettroniche, producendo errori nei dati, malfunzionamenti temporanei o danni permanenti. Gli strumenti a bordo possono subire saturazione da protoni ad alta energia, provocando blackout temporanei nei flussi di dati. Nel corso della tempesta del 19 gennaio 2026, sono stati riportati blackout di dati su alcuni strumenti di monitoraggio spaziale, attribuiti all’elevato flusso protonico.
Astronauti e voli polari
Gli astronauti in orbita, soprattutto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale o in missioni extra-orbitali, sono i più vulnerabili. Le radiazioni ionizzanti possono attraversare le pareti dei moduli pressurizzati, rendendo necessarie contromisure come il rifugio in aree schermate. Inoltre, le rotte aeree polari — dove la protezione magnetica è naturalmente più debole — possono subire deviazioni preventive per ridurre l’esposizione a radiazioni ionizzanti da parte di personale e passeggeri.
La dinamica dell’evento del 19 gennaio 2026
L’evento è stato associato a una massiccia espulsione di particelle solari, probabilmente conseguenza di un brillamento solare di classe elevata, che ha accelerato protoni ad alta energia verso la Terra. Le osservazioni satellitari, in particolare tramite lo strumento LASCO a bordo dell’osservatorio solare SOHO (ESA/NASA), hanno documentato l’arrivo di queste particelle come un “nevischio” spaziale: miriadi di punti bianchi che saturano il campo visivo, un segnale tipico della presenza di radiazione energetica.
Assenza di evento a livello del suolo (GLE)
Sebbene la tempesta sia stata classificata S4, gli scienziati hanno escluso la presenza di un evento di tipo GLE (Ground Level Enhancement), ovvero una condizione in cui le particelle sono così energetiche da superare la barriera atmosferica e raggiungere strumenti a livello del suolo, come i neutron monitor. Secondo la fisica solare Tamitha Skov, il profilo energetico del flusso protonico è stato “morbido”: forte per quantità, ma non sufficiente a penetrare la barriera protettiva terrestre.
Tempeste di radiazione vs tempeste geomagnetiche: differenze operative
Le tempeste di radiazione solare e le tempeste geomagnetiche sono entrambe manifestazioni del meteo spaziale, ma con meccanismi e impatti differenti.
Tempeste di radiazione solare (S1-S5)
Sono causate da particelle ad alta energia (principalmente protoni) emesse dal Sole durante brillamenti e CME. Raggiungono la Terra in tempi brevissimi e agiscono a livello dell’alta atmosfera e dello spazio circumterrestre. Gli effetti principali riguardano:
- Disturbi nei satelliti e nei sensori di bordo
- Aumento del rischio radiologico per astronauti e aviatori in rotte polari
Tempeste geomagnetiche (G1-G5)
Sono provocate dall’interazione tra il campo magnetico terrestre e le perturbazioni del vento solare, in particolare le CME con componente magnetica orientata in direzione opposta a quella terrestre. Gli effetti principali si manifestano più lentamente rispetto alle radiazioni solari e comprendono:
- Intensificazione delle aurore polari
- Disturbi nei sistemi di navigazione e comunicazione a onde lunghe
- Fluttuazioni nelle reti elettriche e nei trasformatori ad alta tensione
L’evento del 19 gennaio si è verificato in concomitanza con una tempesta geomagnetica di classe G4, particolarmente intensa, che ha generato aurore visibili anche a latitudini insolitamente basse. Tuttavia, la sovrapposizione dei due eventi resta una coincidenza temporale e non implica necessariamente una correlazione causale diretta.
Rilevanza storica e comparazioni con eventi passati
L’ultima tempesta di radiazione di questa portata era stata registrata nell’ottobre 2003, quando una serie di brillamenti X e CME avevano prodotto non solo eventi S4, ma anche diversi GLE. Tali tempeste avevano provocato danni documentati a satelliti, interruzioni nei segnali GPS e blackout radio a onde corte.
L’evento del gennaio 2026, pur non avendo prodotto GLE, si distingue per l’intensità del flusso protonico e la rapidità con cui è stato rilevato. Le infrastrutture satellitari moderne hanno risposto efficacemente, evidenziando l’importanza degli strumenti di monitoraggio spaziale continuo e delle strategie di mitigazione del rischio.
Importanza del monitoraggio del meteo spaziale
L’evoluzione dell’attività solare nel ciclo attuale suggerisce un aumento della frequenza e dell’intensità dei fenomeni solari, rendendo indispensabile un sistema di sorveglianza costante. Gli enti preposti, come il NOAA e l’ESA, mantengono attivi osservatori solari dotati di strumenti per:
- Analizzare brillamenti e CME in tempo reale;
- Misurare il flusso protonico e l’intensità delle radiazioni;
- Prevedere l’impatto su satelliti e infrastrutture terrestri.
Il corretto funzionamento di numerosi sistemi critici, tra cui le comunicazioni satellitari, la navigazione GPS e le missioni spaziali, dipende da una risposta tempestiva a questi eventi.
Una finestra sulla vulnerabilità tecnologica nello spazio
L’evento del 19 gennaio 2026 rappresenta un caso studio esemplare per comprendere le vulnerabilità delle infrastrutture in orbita. I crescenti investimenti in mega-costellazioni satellitari e in missioni umane nello spazio profondo impongono l’adozione di standard di resistenza ai fenomeni radiativi sempre più stringenti.
Le future missioni verso la Luna e Marte dovranno integrare sistemi di allarme precoce, materiali schermanti e protocolli operativi specifici per la protezione radiologica. La tecnologia attuale permette di contenere gli effetti immediati, ma ogni evento di questa scala rappresenta un test sulla tenuta del sistema globale di sorveglianza spaziale.
Meta descrizione: Il 19 gennaio 2026 la Terra è stata colpita dalla più intensa tempesta di radiazione solare dal 2003. Scopri cause, impatti su satelliti e astronauti, e le differenze con le tempeste geomagnetiche.
