La Cina registra nuovo calo demografico nel 2025: com’è passata dalla sovrappopolazione al declino?
La popolazione cinese ha registrato un nuovo calo nel 2025, per il quarto anno consecutivo, portando il totale a 1,405 miliardi di abitanti.
A fronte di un tasso di natalità al minimo storico, il paese si confronta con un invecchiamento accelerato e un bacino demografico attivo in progressiva contrazione. Le conseguenze si estendono a lungo termine, incidendo sulla sostenibilità economica e sul sistema previdenziale nazionale.
Il 2025 ha segnato un passaggio critico per la popolazione cinese, che è diminuita di ulteriori 3,39 milioni di unità, secondo i dati ufficiali diffusi dall’Ufficio Nazionale di Statistica (NBS). Il nuovo totale, pari a 1,405 miliardi di abitanti, conferma una dinamica di lungo periodo che ha avuto origine già nel decennio precedente e si è accentuata dopo il picco del 2021.
Il calo demografico è in atto ed è misurabile, sia sul piano numerico che in termini di composizione sociale. Il numero dei nati vivi nel 2025 è sceso a 7,92 milioni, con un decremento del 17% rispetto ai 9,54 milioni dell’anno precedente. Parallelamente, i decessi sono aumentati, raggiungendo gli 11,31 milioni. Il tasso di natalità si è attestato a 5,63 nati ogni 1.000 abitanti, mentre il tasso di mortalità ha toccato 8,04 per mille, il valore più alto dal 1968.
Struttura per età e impatto dell’invecchiamento
Il profilo demografico della Cina mostra un evidente squilibrio generazionale. Gli individui di età superiore ai 60 anni rappresentano il 23% della popolazione totale. Secondo le proiezioni del NBS, entro il 2035 questo segmento supererà i 400 milioni di persone. Ciò significa che quasi un terzo della popolazione cinese sarà potenzialmente inattiva, con implicazioni significative per la produttività, il welfare e la struttura dei consumi.
La transizione demografica si accompagna a una pressione crescente sui fondi pensione e sul sistema sanitario. L’invecchiamento della popolazione riduce il numero di contribuenti attivi rispetto ai beneficiari, compromettendo l’equilibrio finanziario a medio-lungo termine dei programmi di previdenza pubblica.
Contrazione della base fertile e fertilità sotto i livelli di sostituzione
Uno dei fattori chiave del declino è il calo drastico della fertilità. Il tasso di fecondità totale in Cina si attesta attorno a 1 nascita per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione generazionale di 2,1. Questo livello pone il paese tra quelli con la più bassa fertilità al mondo, in linea con altre economie asiatiche come Corea del Sud, Taiwan e Singapore.
Le donne in età riproduttiva, definite tra i 15 e i 49 anni, sono in riduzione costante. Le proiezioni indicano che entro il 2100 questo segmento potrebbe contrarsi di oltre due terzi, scendendo al di sotto dei 100 milioni. Tale tendenza rappresenta una limitazione strutturale alla ripresa della natalità anche in presenza di politiche incentivanti aggressive.
Andamento dei matrimoni e correlazione con la natalità
La dinamica matrimoniale in Cina ha mostrato un’evoluzione negativa analoga. Nel 2024 si è registrata la flessione più marcata nella storia statistica del paese, con un calo del 20% nei matrimoni registrati: da 7,68 milioni nel 2023 a 6,1 milioni nel 2024. Il numero di matrimoni rappresenta un indicatore anticipatore della natalità, data la forte correlazione tra unioni formali e pianificazione familiare nella società cinese.
Nel terzo trimestre del 2025 è stato osservato un parziale rimbalzo, con un aumento del 22,5% dei nuovi matrimoni (1,61 milioni di unioni registrate), in seguito alla riforma normativa che consente di sposarsi in qualsiasi provincia del paese, indipendentemente dalla residenza ufficiale. L’impatto di questa misura sulla natalità sarà verificabile solo nel medio periodo.
Fattori socio-economici e urbanizzazione
Il passaggio massiccio dalla campagna alla città ha modificato in modo significativo la struttura della società cinese. L’urbanizzazione ha raggiunto il 68% nel 2025, rispetto al 43% nel 2005. Questo fenomeno, pur essendo coerente con lo sviluppo economico, ha aumentato i costi legati alla genitorialità, scoraggiando molte coppie dalla scelta di avere figli, specialmente nelle metropoli dove l’accesso ad alloggi, servizi educativi e assistenza all’infanzia comporta spese elevate.
L’aumento del livello di istruzione femminile, la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la crescente enfasi sull’autonomia personale hanno trasformato i modelli familiari e ridotto l’orientamento verso la maternità, in particolare tra le giovani generazioni nelle aree urbane.
Misure governative e politiche di incentivo alla natalità
La leadership cinese ha identificato la questione demografica come prioritaria nella pianificazione economica nazionale. Le autorità hanno stanziato circa 180 miliardi di yuan per finanziare misure di sostegno alla natalità e ridurre i costi associati alla gravidanza e alla cura dei figli.
Tra gli interventi strutturali più rilevanti figura l’impegno, a partire dal 2026, a garantire che le donne non debbano sostenere spese dirette durante la gravidanza. Tutti i costi medici, inclusi quelli relativi alla fecondazione assistita (IVF), saranno coperti dal fondo nazionale di assicurazione sanitaria. È inoltre in corso l’introduzione di sussidi per ogni figlio nato, nell’ambito di un sistema di incentivi centralizzati.
Sul piano normativo, sono stati rivisti anche i limiti di età pensionabile, con l’obiettivo di prolungare l’attività lavorativa. L’età di pensionamento per gli uomini è stata portata da 60 a 63 anni e per le donne da 55 a 58 anni, nel tentativo di attenuare l’impatto dell’invecchiamento demografico sul mercato del lavoro.
Effetti sistemici sulla crescita e sulla sostenibilità fiscale
La riduzione della popolazione attiva incide direttamente sulla capacità produttiva del paese. La disponibilità di manodopera a basso costo, uno dei pilastri della crescita cinese negli ultimi decenni, è destinata a contrarsi, determinando pressioni sull’automazione, sull’aumento dei salari e sulla produttività totale dei fattori.
Parallelamente, l’incremento della spesa per pensioni, sanità e assistenza sociale obbligherà il governo a ristrutturare il bilancio pubblico. Il rapporto tra popolazione attiva e pensionati, il cosiddetto “dependency ratio”, si sta rapidamente deteriorando, alimentando interrogativi sulla sostenibilità del modello socio-economico cinese nel lungo termine.
Prospettive demografiche per il secolo in corso
Le proiezioni a lungo termine indicano che il declino demografico cinese continuerà per buona parte del XXI secolo. Se le tendenze attuali persisteranno, la popolazione potrebbe scendere al di sotto del miliardo entro il 2080, con impatti che superano i confini nazionali. La transizione demografica della Cina influenzerà gli equilibri geopolitici, i flussi commerciali, le catene di fornitura globali e il mercato del lavoro asiatico.
La capacità della Cina di affrontare questa trasformazione dipenderà dall’efficacia delle politiche attuate oggi, nonché dall’adattabilità delle istituzioni a uno scenario in cui il capitale umano diventerà un asset sempre più scarso e prezioso.
