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Sonic Starquakes: la fisica del plasma nell'alta moda di Iris van Herpen
Sonic Starquakes: la fisica del plasma nell'alta moda di Iris van Herpen
Come plasma, figure di Lichtenberg e starquakes hanno ispirato la collezione haute couture di Iris van Herpen per l'autunno 2026.
Il 6 luglio 2026, durante la Paris Haute Couture Week, Iris van Herpen ha presentato una collezione che parte da un'osservazione astrofisica poco nota al grande pubblico e cioè che le stelle vibrano. La collezione, chiamata Sonic Starquakes, trae ispirazione dalle stelle vibranti e sonore, dalle strutture ramificate delle supernove esplose, dalle geometrie a spirale delle galassie e dalla turbolenza del plasma.
Dietro gli abiti, però, non ci sono solo suggestioni visive, ci sono un acceleratore di particelle, una camera criogenica a meno cento gradi e diecimila sfere di vetro soffiato a mano collegate a un campo elettrico che risponde al tocco umano. Per chi segue la fisica più che la moda, questa distinzione conta, perché van Herpen usa la scienza proprio come processo produttivo.
Cosa racconta davvero la collezione Sonic Starquakes
Per l'edizione autunno/inverno 2026, la designer olandese ha guardato verso l'alto, indagando le dinamiche invisibili del cosmo in una collezione costruita attorno a stelle vibranti, campi di plasma e geometrie ramificate simili a fulmini. Sul podio, velluti tagliati al laser increspavano il busto prima di dissolversi in ricami trompe l'œil, mentre strutture in fibra di carbonio curvate come falci di luna sostenevano chiffon plissettato suspeso a mezz'aria, come sospeso in assenza di gravità.
Il capo simbolo della sfilata è l'Helix Nebula, un abito costruito su due forme lunari scultoree ricavate da vetro soffiato a mano e infuso di plasma, circondate da diecimila sfere di vetro di dimensioni crescenti applicate su tulle illusion tramite luce UV. L'idea originale prevedeva che la modella scaricasse elettricamente l'abito sulla passerella, generando fulmini ramificati come atto conclusivo della sua creazione.
Nei giorni precedenti allo show, però, il capo ha completato quel processo da solo: fratture di luce si sono propagate sulla superficie mentre la scarica vaporizzava e scavava canali microscopici nella struttura tridimensionale del vetro, a una frazione significativa della velocità della luce. Quello che sembrava un imprevisto è diventato, secondo la stessa van Herpen, l'espressione più compiuta del progetto poiché gli elettroni carichi, sottraendosi al controllo umano, hanno determinato da soli la forma finale dell'opera.
Il plasma come materiale sartoriale: la fisica dietro l'effetto scenico
Il plasma è comunemente descritto come il quarto stato della materia, dopo solido, liquido e gassoso. Si forma quando un gas viene ionizzato, cioè gli elettroni si separano dai nuclei atomici, generando una miscela di particelle cariche che conduce elettricità e risponde a campi magnetici. In natura lo si osserva nell'aurora boreale, nei fulmini, nell'atmosfera solare e in gran parte dell'universo visibile, dato che le stelle sono, di fatto, sfere di plasma trattenute dalla gravità.
Trasferire questo stato della materia su un abito indossabile pone un problema tecnico non banale e cioè che il plasma richiede energia continua per mantenersi ionizzato e, a temperatura ambiente, tende a ricombinarsi rapidamente in gas neutro. Nella collezione, la soluzione adottata è stata racchiudere il plasma in tubi di vetro sagomati a forma di falce di luna calante, montati sulla spalla di un abito in tulle coperto da bolle di vetro soffiato. Il plasma reagisce al campo magnetico del corpo, un principio che nella fisica di base viene descritto attraverso l'interazione tra cariche in movimento e campi magnetici esterni: quando un corpo carico si muove in prossimità di un campo, si genera una forza che ne modifica il comportamento.
Il risultato scenico, uno scintillio intermittente e un bagliore mutevole, ha una base misurabile e cioè il colore rosso-nebulare che caratterizza diversi passaggi del plasma nella collezione deriva dal salto degli elettroni tra livelli energetici, lo stesso meccanismo che colora l'aurora boreale e le nebulose a emissione osservate dagli astronomi.
Trentamila sfere di vetro e un dialogo tra corpo e circuito
Nella collezione compaiono in totale trentamila sfere di vetro soffiato, applicate a mano su strutture in tulle e velluto. Ogni sfera agisce come elemento riflettente e diffusore della luce, ma anche come schermo parziale per i campi elettrici generati dal plasma incapsulato nei tubi di vetro. Il corpo della modella, in questo schema, non è solo supporto dell'abito: diventa parte del circuito elettrico, poiché la pelle e i tessuti biologici conducono cariche in misura sufficiente da influenzare il comportamento del plasma racchiuso a pochi centimetri di distanza.
Le figure di Lichtenberg: la geometria del fulmine scolpita nel vetro
Uno dei capi più discussi della sfilata si chiama Fractal Universe, sviluppato insieme allo scienziato Dale Sulak e realizzato in PMMA (polimetilmetacrilato, il materiale noto commercialmente come plexiglas) sottoposto a un processo di irraggiamento ad alta energia. Nei giorni precedenti alla sfilata, l'abito è stato caricato dentro un acceleratore di particelle e conservato in una cassa criogenica capace di mantenere temperature di circa meno cento gradi Celsius, un processo che lo ha trasformato in un riserbo metastabile di energia: una struttura contenente miliardi di elettroni intrappolati, capaci di generare al suo interno un campo elettrico intenso.
L'intenzione originale era far scaricare l'abito sulla modella durante la sfilata, completando l'opera con fulmini ramificati in diretta. Il capo, però, ha anticipato quel gesto da solo e fratture di luce si sono propagate sulla superficie mentre la scarica vaporizzava e scavava canali microscopici nella struttura tridimensionale del materiale, a una frazione significativa della velocità della luce.
Il principio fisico alla base di questo capo appartiene a un campo di studio ben consolidato, quello delle figure di Lichtenberg, dal nome del fisico tedesco Georg Christoph Lichtenberg che le descrisse per la prima volta nel Settecento. Un blocco di materiale dielettrico, se bombardato con un fascio di elettroni ad alta energia mentre viene mantenuto a temperatura criogenica, accumula al suo interno una carica elettrica intrappolata, distribuita in modo non uniforme nella struttura molecolare del polimero.
Quando il blocco viene riscaldato o sottoposto a uno shock meccanico, la carica trova improvvisamente una via di scarica verso l'esterno, generando in una frazione di secondo un reticolo arborescente di microfratture che segue esattamente i percorsi di minor resistenza elettrica nel materiale. Il fenomeno, in laboratorio, viene usato per studiare la rottura dielettrica dei polimeri isolanti; nell'abito di van Herpen diventa disegno permanente.
Dopo aver aperto la cassa criogenica e osservato le figure di Lichtenberg apparse sulla superficie del materiale simile al vetro, la designer ha raccontato di aver iniziato a riconoscere pattern simili a felci ovunque in natura, nei sistemi radicali, nei delta fluviali e nel sistema circolatorio umano. L'osservazione non è arbitraria poiché la ramificazione frattale che regola la scarica elettrica in un dielettrico segue le stesse leggi geometriche di minimizzazione del percorso che governano la crescita delle radici, la formazione dei delta fluviali e la distribuzione dei vasi sanguigni, tutti sistemi che devono trasportare un flusso, sia esso elettrico, idrico o ematico, nel modo più efficiente possibile attraverso uno spazio tridimensionale.
Dal punto di vista ingegneristico, il processo richiede competenze normalmente associate alla fisica dello stato solido e alla scienza dei materiali, non alla sartoria: bombardamento controllato con fasci di elettroni, gestione delle temperature criogeniche per prevenire dissipazione prematura della carica, calcolo della dose di radiazione necessaria a raggiungere la soglia di rottura dielettrica senza superarla. È un livello di collaborazione tecnica che nella moda contemporanea resta un'eccezione, non la norma, e che spiega perché l'atelier di van Herpen collabori regolarmente con fisici, biologi e ingegneri dei materiali piuttosto che limitarsi a fornitori tessili tradizionali.
Le starquakes: quando le stelle vibrano come strumenti musicali
Il titolo della collezione fa riferimento diretto a un fenomeno studiato dall'asterosismologia, la disciplina che analizza le oscillazioni delle stelle per dedurne struttura interna, composizione ed età. Quando gli astrofisici hanno individuato per la prima volta le starquakes, hanno scoperto qualcosa di profondo sulla natura dei corpi celesti, cioè, come i terremoti sulla Terra, le starquakes sono onde che si propagano attraverso una stella, causando sottili vibrazioni sulla sua superficie.
Le stelle non sono oggetti silenziosi sospesi nello spazio come ci appaiono dalla Terra, ma strumenti oscillanti, attraversati da onde di pressione che si muovono nelle loro profondità di plasma: le stelle più grandi producono i suoni più bassi e profondi, simili a tube e contrabbassi, mentre quelle più piccole hanno voci acute, simili a flauti celesti. Queste vibrazioni alterano la luminosità e il moto superficiale della stella con ritmi tanto precisi quanto quelli di una melodia composta.
Il collegamento tra suono e materia percorre la collezione anche attraverso un riferimento storico poco conosciuto fuori dall'ambito della storia della scienza. Molto prima che gli scienziati traducessero le oscillazioni stellari in musica, l'artista e inventrice vittoriana Margaret Watts Hughes (1842-1907) sperimentava la materializzazione della propria voce attraverso l'Eidofono, uno strumento composto da una membrana tesa su un ricevitore collegato a un tubo a forma di megafono, nel quale cantava.
Le polveri fini poste sulla membrana venivano disperse dalle vibrazioni della voce, disponendosi in geometrie intricate governate dalla frequenza del suono, un fenomeno oggi noto come figura di Chladni. Van Herpen fa incontrare, a più di un secolo di distanza, l'esperimento casalingo di un'inventrice vittoriana e le rilevazioni satellitari delle moderne missioni di asterosismologia, sostenendo che le forze che muovono il corpo umano non sono del tutto distinte da quelle che agitano le stelle.
Una ricerca che dura da anni: il dialogo tra van Herpen e la scienza
Sonic Starquakes non nasce da un interesse improvviso per l'astrofisica. Van Herpen è una designer olandese nota per il suo approccio pionieristico all'alta moda, capace di combinare artigianato tradizionale e tecnologie avanzate come la stampa 3D e il taglio laser, in un lavoro che esplora costantemente l'intersezione tra natura, scienza e arte. Collezioni precedenti come Sensory Seas, del 2020, si erano concentrate sulla biologia marina e sulla biomeccanica degli organismi acquatici, con abiti come Hydrozoa costruiti seguendo la logica strutturale delle meduse e degli idrozoi.
Questo percorso ha trovato un riconoscimento istituzionale crescente. A maggio 2026 il Brooklyn Museum ha inaugurato la mostra Iris van Herpen: Sculpting the Senses, prima grande presentazione newyorkese del lavoro della designer, con centoquaranta creazioni di alta moda esposte insieme a opere d'arte contemporanea, oggetti d'arte e reperti scientifici, dopo un debutto al Musée des Arts Décoratifs di Parigi nel novembre 2023 e tappe successive a Brisbane, Singapore e Rotterdam. La mostra resterà visitabile fino al 6 dicembre 2026, offrendo una prospettiva rara su come un singolo studio creativo possa attraversare per anni gli stessi temi, fisica delle onde, biomeccanica, scienza dei materiali, con un rigore che normalmente si associa più alla ricerca accademica che alla settimana della moda parigina.
Quello che rende Sonic Starquakes un caso di studio interessante anche per chi non si occupa di moda è proprio questo: ogni effetto visivo della collezione ha un corrispettivo fisico verificabile, dalla ionizzazione del plasma alla rottura dielettrica del PMMA, passando per le leggi di minimizzazione del percorso che regolano tanto una scarica elettrica quanto un delta fluviale. La prossima volta che un fulmine attraversa il cielo durante un temporale, vale la pena ricordare che sta disegnando, in una frazione di secondo, la stessa geometria arborescente che un atelier di alta moda ha impiegato mesi a ricreare dentro un blocco di plexiglas.