Fossili ominini in Marocco: scoperto un lignaggio africano vicino all’origine di Homo sapiens
Una nuova scoperta fossile a Casablanca svela un lignaggio africano arcaico prossimo all’origine di Homo sapiens.
L’eccezionale datazione a 773.000 anni fa, ottenuta attraverso tecniche magnetostratigrafiche ad alta risoluzione, fornisce una delle testimonianze più precise dell’evoluzione umana nel Pleistocene africano, aprendo una finestra unica sull’antenato comune tra Homo sapiens, Neanderthal e Denisoviani.
Una scoperta straordinaria dal sito di Thomas Quarry I, Casablanca
L’analisi di nuovi fossili ominini provenienti dal sito di Thomas Quarry I, nei pressi di Casablanca (Marocco), ha portato alla luce una delle testimonianze più significative sull’evoluzione umana in Africa. Il sito ha restituito una mandibola praticamente completa, altre porzioni mandibolari adulte e infantili, diverse vertebre e denti isolati, tutti datati con precisione a 773.000 ± 4.000 anni fa.
L’importanza della scoperta risiede non solo nella qualità e quantità del materiale fossile, ma soprattutto nel contesto stratigrafico di eccezionale integrità e nella sua precisa collocazione cronologica, che offre nuove informazioni sulla linea evolutiva che porterà a Homo sapiens e sulle parentele con Neanderthal e Denisoviani.
Una collaborazione scientifica trentennale tra Francia e Marocco
I risultati derivano da oltre trent’anni di scavi e studi sistematici condotti all’interno del Programma Préhistoire de Casablanca, frutto della cooperazione tra l’Institut National des Sciences de l’Archéologie et du Patrimoine (INSAP) del Marocco e la Mission Archéologique Française à Casablanca.
Il programma, diretto da Jean-Jacques Hublin, David Lefèvre, Giovanni Muttoni e Abderrahim Mohib, ha permesso un’analisi geoarcheologica di lunga durata, rivelando l’eccezionalità stratigrafica e paleoambientale del sito.
Un contesto geologico senza precedenti per lo studio del Pleistocene africano
Thomas Quarry I si inserisce all’interno delle formazioni costiere sollevate lungo il litorale Rabat–Casablanca, un’area nota a livello internazionale per l’alternanza di paleolinee di costa plio-pleistoceniche, dune costiere e sistemi di grotte fossili.
Questo sistema geologico, modellato da oscillazioni del livello del mare e da fasi eoliche alternate a cementazioni precoci, costituisce un ambiente ideale per la conservazione dei resti fossili.
La cava, incisa nella Formazione di Oulad Hamida, è celebre anche per aver restituito le industrie acheuleane più antiche del Nord Africa occidentale, risalenti a circa 1,3 milioni di anni fa, in prossimità di siti classici come Sidi Abderrahmane.
La Grotte à Hominidés: un sistema unico per la conservazione
All’interno del complesso di Thomas Quarry I si trova la “Grotte à Hominidés”, una grotta marina scavata in precedenti depositi costieri e successivamente riempita da sedimenti, che ha preservato i fossili ominini in un contesto stratigrafico intatto e inequivocabile.
Questo deposito si distingue per l’eccezionale conservazione di dati paleomagnetici, che hanno permesso una datazione estremamente precisa dei fossili tramite l’identificazione del passaggio Matuyama–Brunhes.
Datazione magnetostratigrafica: un punto di riferimento per il Pleistocene
Il punto di forza dello studio è rappresentato dalla straordinaria qualità della sequenza magnetostratigrafica registrata nei sedimenti della grotta. La transizione Matuyama–Brunhes, che segna l’ultima inversione di polarità del campo magnetico terrestre, è stata identificata con un dettaglio senza precedenti.
Utilizzando 180 campioni sedimentari, è stato possibile ricostruire in alta risoluzione la successione della polarità magnetica: fine dell’intervallo Matuyama (polarità inversa), transizione MBT e inizio dell’intervallo Brunhes (polarità normale).
Questa transizione, datata oggi a circa 773.000 anni fa, è un marcatore cronologico di primaria importanza e consente di ancorare con precisione i resti ominini a una finestra temporale definita e verificabile.
Un campione ominino dal valore tassonomico e filogenetico eccezionale
Il materiale fossile rinvenuto comprende:
- Una mandibola adulta quasi completa (ThI-GH-10717)
- Una mandibola adulta parziale
- Una mandibola infantile
- Diversi elementi postcraniali tra cui vertebre
- Denti isolati ben conservati
Alcuni resti mostrano segni evidenti di masticazione da parte di carnivori, suggerendo che l’area fosse utilizzata come tana o sito di consumo.
Analisi morfologica: tratti arcaici e derivati in combinazione unica
Attraverso tomografia computerizzata ad alta risoluzione (micro-CT) e morfometria geometrica, gli studiosi hanno identificato un mosaico di caratteristiche anatomiche che comprendono tratti arcaici tipici dell’Homo erectus e caratteristiche più evolute, condivise con ominini successivi.
L’analisi dell’interfaccia smalto-dentina nei denti ha evidenziato configurazioni interne distintive rispetto a Homo erectus e Homo antecessor, suggerendo che la popolazione di Thomas Quarry rappresenti una linea arcaica africana distinta, prossima alla radice comune con Homo sapiens.
Un confronto con altri ominini del Pleistocene inferiore
Le affinità con Homo antecessor, noto dai siti spagnoli di Atapuerca, sono limitate e indicano una separazione delle popolazioni africane ed eurasiatiche già al tempo della transizione Matuyama-Brunhes. Questo implica che eventuali scambi genetici o culturali siano avvenuti in epoche precedenti.
Anche le caratteristiche dentarie risultano significativamente diverse dai Neanderthal, evidenziando che le differenze regionali tra popolazioni umane erano già marcate nel Pleistocene inferiore.
Implicazioni per la ricostruzione dell’antenato comune tra Homo sapiens, Neanderthal e Denisoviani
I fossili della Grotte à Hominidés si collocano in un arco temporale cruciale, poco precedente ai resti di Homo antecessor e ben anteriori (di circa 500.000 anni) ai più antichi resti di Homo sapiens noti da Jebel Irhoud.
Nel loro insieme, questi fossili rappresentano un potenziale candidato per l’antenato comune delle tre grandi linee evolutive umane: Homo sapiens, Neanderthal e Denisoviani. Analisi genetiche suggeriscono che tale antenato sia vissuto tra 765.000 e 550.000 anni fa, rendendo la datazione del sito perfettamente coerente con il limite superiore di questo intervallo.
Il ruolo del Nord Africa nell’evoluzione del genere Homo
L’area nord-occidentale dell’Africa assume un ruolo centrale nella prima evoluzione del genere Homo. Le oscillazioni climatiche del Pleistocene hanno creato corridoi ecologici temporanei che hanno permesso scambi faunistici e umani tra il Maghreb e le savane subsahariane, smentendo l’ipotesi di una barriera sahariana permanente.
Il riconoscimento di una linea ominina africana con caratteristiche intermedie rafforza l’ipotesi di un’origine profonda africana per Homo sapiens, già sostenuta da numerose evidenze genetiche e paleontologiche.
Un nuovo riferimento per la paleoantropologia africana
La scoperta dei fossili di Thomas Quarry I rappresenta uno dei riferimenti più solidi per comprendere le dinamiche evolutive del Pleistocene africano. L’eccezionale contesto stratigrafico, la precisa datazione e le analisi morfologiche dettagliate forniscono una base scientifica solida per rivalutare i rapporti tra i vari ominini del Pleistocene.
Questi resti, tra i meglio datati e conservati dell’Africa settentrionale, permettono di definire meglio le linee evolutive umane precedenti a Homo sapiens, colmando un vuoto cruciale nella documentazione fossile africana e contribuendo alla costruzione di un modello evolutivo più articolato e basato su dati oggettivi.
Riferimenti bibliografici e fonti primarie
L’articolo che riassume i risultati della scoperta è stato pubblicato su Nature, una delle riviste scientifiche di maggior rilevanza internazionale, a firma di un consorzio internazionale di ricercatori.
Le ricerche sono state coordinate dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Collège de France, Université de Montpellier Paul Valéry, Università degli Studi di Milano e INSAP. Le immagini e i dati relativi alla scoperta sono forniti dal Programma Préhistoire de Casablanca.
