Cristalli nascosti nei metalli liquidi: nuova scoperta apre la strada a materiali più sostenibili ed efficienti
La tomografia computerizzata a raggi X rivela strutture delicate nel gallio. Crediti: Widjajana et al.
Gallio e platino sotto i raggi X: così nascono i cristalli invisibili che rivoluzioneranno la tecnologia.
Nella scienza dei materiali, alcuni elementi sembrano provenire da un universo parallelo. Il Gallio, ad esempio, è un metallo che si comporta come un fluido, ma riflette la luce come se fosse solido. Questa doppia natura ha incuriosito per anni i ricercatori, alla costante ricerca di nuovi modi per sfruttarne le proprietà. Oggi, grazie a tecniche di imaging avanzate, quel mistero comincia finalmente a svelarsi.
Nei laboratori più all’avanguardia, studiare ciò che accade dentro un metallo liquido è sempre stato un’impresa. Gli strumenti ottici tradizionali non riescono a penetrare materiali così densi e opachi. Solo tecnologie molto specifiche, come la tomografia a raggi X, possono offrire uno sguardo all’interno. Utilizzata solitamente nella diagnostica medica, questa tecnica si sta rivelando rivoluzionaria anche in ambito ingegneristico.
La difficoltà principale è sempre stata osservare i dettagli più delicati: come fanno i metalli disciolti a cristallizzarsi in una sostanza così instabile? La risposta è finalmente arrivata grazie a un team guidato dall’Università di Sydney, che ha trovato il modo di mappare in 3D la formazione di cristalli all’interno del Gallio. Un esperimento che promette di cambiare il nostro approccio alla progettazione di nuovi materiali.
Questi studi potrebbero sembrare astratti, ma hanno risvolti molto concreti. La possibilità di controllare la crescita cristallina in metalli liquidi apre le porte a tecnologie più sostenibili ed efficienti, in settori che vanno dalla produzione energetica all’elettronica quantistica. Una svolta che arriva proprio mentre si cercano nuove soluzioni per rendere l’industria più pulita e performante.
Una scoperta nata tra metalli incandescenti e raggi X
Per osservare il fenomeno, i ricercatori hanno sciolto piccole quantità di platino nel Gallio a 500 gradi Celsius. Dopo aver raffreddato la miscela, hanno attivato il processo di cristallizzazione e, grazie alla tomografia computerizzata, sono riusciti a ottenere immagini tridimensionali dei cristalli che si formavano lentamente all’interno del metallo liquido.
Il risultato? Strutture simili a bastoncini o a brina, cresciute in modo spontaneo e ordinato. Un evento affascinante e mai documentato in questo modo. Il lavoro, pubblicato su *Nature Communications*, dimostra che è possibile monitorare con precisione la formazione di materiali finora ritenuti inaccessibili all’osservazione diretta.
Cristalli invisibili pronti a rivoluzionare la tecnologia
Questi cristalli potrebbero essere utilizzati per realizzare elettrodi in grado di estrarre idrogeno dall’acqua in modo più efficiente. Un’applicazione fondamentale per lo sviluppo delle tecnologie a idrogeno, considerate tra le più promettenti fonti di energia pulita. Il controllo su come e dove crescono i cristalli potrebbe fare la differenza in termini di resa e sostenibilità.
Inoltre, il comportamento dei metalli liquidi li rende candidati ideali per futuri materiali intelligenti. Il team di ricerca, guidato dal professor Kourosh Kalantar-Zadeh, sta già lavorando per perfezionare il processo e ottenere immagini ad alta risoluzione. Ogni nuova osservazione porta con sé una maggiore comprensione, avvicinando il sogno di costruire materiali su misura, partendo da ciò che una volta era invisibile.
