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Scoperta incredibile pubblicata su Nature: un fossile di circa 247 milioni di anni mostra strutture epidermiche complesse nei rettili del Triassico

Illustrazione della nuova scoperta (Spiekman et al., 2025 FOTO) - sciencecue.it

Illustrazione della nuova scoperta (Spiekman et al., 2025 FOTO) - sciencecue.it

Questo fossile è molto interessante perché mostra una struttura per certi versi inusuale per alcuni “rettili”.

Non capita spesso che un fossile del Triassico mostri caratteristiche interessanti dal punto di vista paleontologico. Eppure è quello che accade con Mirasaura grauvogeli, un piccolo diapside vissuto circa 247 milioni di anni fa, in pieno Triassico medio. La sua scoperta porta in dote una cresta dorsale formata da appendici cutanee lunghe e sottili, dall’aspetto quasi scenografico, che ricordano quelle di un’altra creatura enigmatica, Longisquama insignis

Il bello è che queste strutture, pur somigliando vagamente a penne primitive, non sono piume vere e proprie. E non sono nemmeno peli, né scaglie particolarmente elaborate. Diciamo che, anche se vagamente, potrebbe trattarsi di convergenza evolutiva, anche se dietro ci sono un sacco di interpretazioni interessanti.

Un altro punto affascinante è la posizione di Mirasaura nell’albero evolutivo. Non è un antenato diretto degli uccelli, e nemmeno un arcosauro nel senso classico. Appartiene invece ai drepanosauromorfi, un gruppo di rettili esclusivamente triassici, noti per forme bizzarre e adattamenti insoliti, spesso legati alla vita arboricola. E la scoperta spinge indietro di circa 20 milioni di anni le origini di questo gruppo, allungandone il passato quasi fino al Permiano.

Insomma, la combinazione di morfologia unica e collocazione evolutiva fa di Mirasaura grauvogeli un fossile chiave per capire quanto fosse variegata e complessa la biodiversità del Triassico. E per ricordare che, a volte, l’evoluzione sa essere molto più fantasiosa di quanto le ricostruzioni scolastiche lascino immaginare.

Un “rettile diverso” da tutti

Prima di tutto, il quadro generale: Mirasaura era un piccolo rettile dal muso allungato, occhi grandi e frontali rivolti in avanti, tratti che suggeriscono una buona percezione visiva. Il cranio, lungo appena 17 millimetri nel campione tipo, aveva una volta cranica bombata e priva di denti nella parte anteriore delle mascelle, mentre più indietro ospitava denti sottili e appuntiti, che svolgevano un ruolo probabilmente durante l’estrazione degli insetti da fessure strette. La sua struttura corporea (sette vertebre cervicali, un tronco allungato con 24 vertebre dorsali e una coda arcuata) rientra bene nelle caratteristiche dei drepanosauromorfi.

Il tratto più evidente era però la cresta dorsale. Formata da una fila singola di appendici cutanee lunghe e piatte, partiva da una sorta di “gobba” all’inizio del tronco e diminuiva in altezza verso la parte posteriore. In alcuni esemplari isolati si contano fino a venti appendici sovrapposte, con una base stretta e una parte distale espansa in due lamine separate da una struttura mediana. Analisi chimiche e microscopiche hanno rivelato la presenza di melanosomi (minuscoli organelli contenenti pigmento), con forme e proporzioni simili a quelle delle piume, ma diverse da quelle di pelle squamosa o peli.

Illustrazione degli annessi cutanei (Spiekman et al., 2025 FOTO) - sciencecue.it
Illustrazione degli annessi cutanei (Spiekman et al., 2025 FOTO) – sciencecue.it

Il significato di questa scoperta

Secondo lo studio pubblicato su Nature (Spiekman et al., 2025), la scoperta di Mirasaura dimostra che appendici cutanee complesse non erano un’esclusiva degli antenati degli uccelli o dei mammiferi. Fino a oggi, l’unico esempio noto di strutture simili nei rettili non avemetatarsaliani era Longisquama insignis, la cui interpretazione è sempre stata controversa per via della conservazione in forma di impronte sedimentarie. La nuova specie, grazie alla presenza di tessuti organici e melanosomi ben preservati, fornisce prove concrete e dettagliate di questa morfologia unica. Dal punto di vista filogenetico, Mirasaura è collocata saldamente tra i drepanosauromorfi, lontano sia dagli arcosauri che dai lepidosauri moderni. Questa posizione, unita alla datazione al primo Anisico, anticipa di circa venti milioni di anni l’origine del gruppo.

Le somiglianze strutturali tra le appendici di Mirasaura e Longisquama come la forma bilaterale, struttura mediana, assenza di ramificazioni, portano a considerarle omologhe, ossia derivate da un antenato comune. Tuttavia, la loro evoluzione è indipendente dalle piume vere e proprie, che nei dinosauri si svilupparono con un processo embrionale diverso e con ramificazioni (barbe e barbule). Il probabile ruolo della cresta era legato alla comunicazione visiva: segnalazioni tra individui della stessa specie, oppure intimidazione verso predatori, un po’ come nel caso dei dimetrodonti (sinapsidi imparentati con i mammiferi). L’orientamento verticale e le dimensioni notevoli suggeriscono una funzione di display piuttosto che di isolamento termico o volo planato.