BrainArt: dalla sperimentazione neurotecnologica a nuovo linguaggio per gli eventi aziendali
Nato come esperimento visionario, BrainArt è oggi un progetto capace di unire arte, tecnologia ed esperienza umana, trasformando pensieri ed emozioni in opere visive uniche. La sua storia prende forma tra il 2017 e il 2018 all’interno di Vibre, realtà fondata da un gruppo di ingegneri con l’obiettivo di portare le neurotecnologie in Italia. Tra questi, Raffaele Salvemini, ideatore del progetto, che negli anni successivi avrebbe raccontato questa visione anche su importanti palchi divulgativi.
Dare forma ai pensieri: l’intuizione che ha acceso BrainArt
L’idea nasce in un contesto lontano dai riflettori: un piano interrato di un incubatore a Cesena, tra dataset complessi e algoritmi per l’analisi dei segnali cerebrali. L’obiettivo iniziale era sanitario, ma presto emerge una domanda decisiva: è possibile rendere visibile ciò che accade nella mente?
Il primo prototipo di BrainArt era essenziale e poco confortevole, ma sorprendentemente efficace. A una persona veniva chiesto di concentrarsi su una singola parola, mentre il sistema trasformava quell’attività mentale in un’astrazione grafica. Nonostante i limiti tecnici, l’impatto emotivo era immediato: le persone si riconoscevano in quelle immagini, percependole come qualcosa di profondamente personale.
Portato per la prima volta a un evento pubblico a Torino, il progetto dimostrò di avere un potenziale narrativo e comunicativo fuori dal comune. Da quel momento, BrainArt iniziò un percorso di raffinamento basato su decenni di letteratura scientifica, per rendere le visualizzazioni sempre più accurate e differenziate.
Ascoltare con la mente: la musica come chiave universale
La svolta arriva con una scelta semplice e potente: utilizzare la musica come stimolo principale. Un linguaggio universale, capace di evocare emozioni, ricordi e immagini interiori senza bisogno di spiegazioni.
L’esperienza BrainArt prende così una forma più intima: occhi chiusi, buio, un brano scelto liberamente e la mente che viaggia. I segnali cerebrali raccolti durante l’ascolto vengono tradotti in un quadro unico, irripetibile, che diventa la rappresentazione visiva di quel momento interiore. Nasce anche la modalità BrainArt di coppia, in cui due menti, stimolate dalla stessa musica, generano opere che si incontrano e si fondono, creando un racconto condiviso.
Questa combinazione di scienza, arte ed esperienza sensoriale rende BrainArt accessibile e coinvolgente, capace di parlare a pubblici molto diversi tra loro.
Dalla scena locale ai grandi eventi nazionali
La diffusione è rapida. BrainArt attira l’attenzione di musicisti, conduttori radiofonici e personaggi del mondo dello spettacolo, diventando progressivamente una presenza riconoscibile nel panorama degli eventi innovativi.
Il vero punto di svolta arriva nel 2019, durante una grande manifestazione dedicata al marketing digitale. Una dimostrazione sul palco principale porta BrainArt sotto i riflettori nazionali, trasformando l’esperienza in uno dei format più visitati dell’evento. In quel contesto emerge chiaramente il valore del progetto come strumento di engagement e lead generation per fiere, convention e appuntamenti aziendali.
BrainArt oggi: oltre la musica, verso tutti i sensi
Oggi BrainArt ha superato i confini dell’esperienza musicale. Pur restando un canale privilegiato, la musica non è più l’unico input: profumi, sapori, stimoli tattili e altri segnali sensoriali possono essere analizzati e trasformati in opere visive.
Questa evoluzione rende BrainArt estremamente versatile, adatto sia ai grandi eventi corporate sia a contesti più intimi e sperimentali. Attraverso collaborazioni e percorsi di sviluppo su licenza, il progetto continua a crescere, portando avanti una visione chiara: trasformare l’invisibile in immagine e fare della mente umana un nuovo spazio creativo in cui arte e tecnologia dialogano senza confini.
