Atlantico senza uragani, il 2026 batte il record dell'era satellitare

Al 14 settembre 2026 l'Atlantico non ha ancora prodotto un uragano, primato dell'era satellitare legato a El Niño e a uno shear record.

14 settembre 2026 11:09
Atlantico senza uragani, il 2026 batte il record dell'era satellitare - Canva
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Nessun uragano si è formato nell'Atlantico dall'inizio della stagione, e sabato 12 settembre 2026 il bacino ha superato il primato dell'avvio più lungo senza un ciclone tropicale capace di toccare i 119 km/h, la velocità del vento che separa una tempesta tropicale da un uragano. Il confronto vale per l'era satellitare, cioè dal 1966 in avanti, il periodo in cui il monitoraggio degli oceani è considerato completo. A stabilire il superamento del record è stato Nick Novella, meteorologo del Weather Prediction Center della NOAA.

Il bacino non è fermo del tutto. Ha prodotto cinque tempeste tropicali, tutte deboli e di durata breve, secondo il riepilogo stagionale del National Hurricane Center: Arthur tra il 17 e il 18 giugno, Bertha tra il 19 e il 23 luglio, Cristobal il 12 e 13 agosto, Dolly il 27 e 28 agosto, Edouard dal 31 agosto al 2 settembre. Il primato precedente era l'11 settembre, toccato nel 2002 e nel 2013. L'attività complessiva calcolata con l'indice che pesa numero, intensità e durata dei sistemi è al 7% della media per questo punto del calendario, il valore più basso dal 1950 secondo i conteggi di Phil Klotzbach, ricercatore della Colorado State University.

Come El Niño ha spento il picco della stagione

Il fattore dominante è El Niño, il riscaldamento periodico di una porzione del Pacifico equatoriale che ridistribuisce la circolazione atmosferica su scala planetaria. L'effetto principale sull'Atlantico passa dal wind shear, la differenza di direzione e velocità del vento tra i bassi e gli alti strati dell'atmosfera. Quando è forte, il vento in quota sposta lateralmente la parte alta del sistema temporalesco rispetto alla base, e la struttura verticale che alimenta un ciclone tropicale non riesce a chiudersi. Klotzbach ha riferito che nella prima parte di settembre la media dello shear sui 30 giorni precedenti è risultata la più alta dall'inizio dell'era satellitare globale nel 1979, con oltre 3 nodi di scarto rispetto a qualsiasi altro anno.

Kristen Corbosiero, docente di scienze atmosferiche alla University at Albany, ha descritto ad Associated Press una combinazione di tre meccanismi che agiscono insieme. Nella fascia tra l'Africa e i Caraibi, dove di norma nascono i sistemi più intensi, lo shear supererebbe di circa 74 km/h il valore che un ciclone tropicale riesce a tollerare. All'effetto meccanico si aggiungono l'aria secca, che toglie umidità alla convezione, la polvere sahariana trasportata verso ovest e un campo di alta pressione che spinge l'aria verso il basso e impedisce ai temporali di svilupparsi in altezza. Brian McNoldy, dell'Università di Miami, ha sintetizzato la stagione dicendo che i sistemi vengono decapitati prima ancora di organizzarsi.

Il quadro contrasta con la temperatura del mare, che resta alta. Kerry Emanuel, professore di meteorologia al MIT, ha spiegato che il parametro rilevante non si esaurisce nella temperatura superficiale, perché un ciclone si alimenta del flusso di calore che passa dall'oceano all'aria sovrastante. Quest'anno l'atmosfera si è riscaldata più in fretta dell'acqua, e la differenza tra i due si è ridotta. Lo specchio del fenomeno si vede dall'altra parte del continente, dove la stessa configurazione favorisce i cicloni: il Pacifico orientale ha registrato 16 tempeste con nome e quello centrale 20, con un'attività quasi doppia rispetto alla media nel primo caso e superiore di circa il 40% nel secondo.

Immagine dell'ex uragano Ida da "it.sat24.com"

Cosa resta aperto fino al 30 novembre

La stagione atlantica si chiude ufficialmente il 30 novembre, e i ricercatori sentiti da AP invitano a non leggere il record come una stagione già archiviata. L'area dove lo shear è rimasto contenuto è il Golfo del Messico, un bacino in cui i sistemi tendono a formarsi nella parte finale del calendario e vicino alla costa, con meno tempo a disposizione per gli allarmi. Il precedente citato più spesso è il 1992, una stagione partita tardi che produsse l'uragano Andrew.

Sul medio periodo Emanuel indica una conseguenza opposta. Le acque atlantiche reagiscono a El Niño con alcuni mesi di ritardo rispetto all'atmosfera, quindi quando l'evento si esaurirà il calore accumulato nell'oceano resterà, mentre lo shear si attenuerà. Secondo la sua lettura questo aumenta le probabilità di una stagione 2027 più attiva, una stima che resta una proiezione basata sul comportamento tipico del ciclo e non una previsione stagionale formale.

Aggiornamento alle ore 10.00 del 14 settembre 2026. Il National Hurricane Center non prevedeva formazione di cicloni tropicali nell'Atlantico nei sette giorni successivi al 12 settembre. Non è confermato che la stagione si chiuda senza alcun uragano, ipotesi che non si è mai verificata nell'era satellitare e che richiederebbe altre undici settimane di condizioni sfavorevoli. Le stagioni del 1907 e del 1914 risultano prive di uragani negli archivi, ma i meteorologi non considerano affidabili quei conteggi, perché prima dei satelliti un sistema rimasto lontano dalle rotte navali e dalla costa poteva non essere registrato. Il bollettino stagionale aggiornato della NOAA conferma la previsione di attività sotto la media per il resto dell'anno.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra una tempesta tropicale e un uragano?

La distinzione dipende dalla velocità massima sostenuta del vento. Un sistema tropicale organizzato viene classificato come tempesta tropicale e riceve un nome quando supera i 63 km/h. Diventa uragano quando raggiunge i 119 km/h. Nel 2026 cinque sistemi atlantici hanno superato la prima soglia, nessuno la seconda.

Fino a quando dura la stagione degli uragani atlantici?

La stagione atlantica va dal 1 giugno al 30 novembre, con il picco statistico attorno alla metà di settembre. Le date sono convenzionali e delimitano il periodo in cui si concentra la formazione dei cicloni tropicali nel bacino, ma un sistema può svilupparsi anche fuori da quella finestra, come è accaduto in passato.

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