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Carlo Petrini è morto: il fondatore di Slow Food aveva 76 anni

Addio a Carlo “Carlin” Petrini, il padre del cibo come atto politico e culturale.

Esistono momenti nella storia in cui un’idea semplice riesce a cambiare il modo in cui milioni di persone guardano il mondo. Non sempre questo accade attraverso rivoluzioni plateali: a volte basta un tavolo apparecchiato con cura, una bottiglia di vino locale, la consapevolezza che ogni morso racconta qualcosa. L’Italia, negli anni Ottanta, era un paese in piena corsa verso la modernità, affascinato dall’efficienza e dalla velocità. In quel contesto, parlare di lentezza era quasi una provocazione. Eppure c’era chi stava già costruendo un’alternativa culturale, partendo proprio dalla tavola.

Il cibo, per molti, era ancora soltanto nutrimento. Per altri era diventato spettacolo o convenienza. Ma una piccola comunità di persone in Piemonte stava ragionando in modo completamente diverso: ogni alimento aveva una storia, un territorio, un produttore con un volto e un nome. Questa visione, che oggi può sembrare ovvia, era allora tutt’altro che scontata. Richiedeva coraggio intellettuale e una certa dose di ostinazione per portarla avanti in un’epoca dominata dai fast food e dalla produzione industriale di massa.

La Langa cuneese, con i suoi vigneti e le sue tradizioni gastronomiche profonde, era il luogo ideale in cui poteva germogliare un pensiero del genere. Bra, città di formaggi, salumi e saperi antichi, non era soltanto uno sfondo: era una matrice culturale. In quella provincia piemontese si respirava ancora un rapporto autentico con la terra, con le stagioni, con i ritmi agricoli che il mercato globale stava iniziando a minacciare seriamente.

Da quella tensione tra tradizione e modernità, tra resistenza e visione, nacque qualcosa di straordinario. Non una semplice associazione gastronomica, ma un progetto capace di attraversare decenni e continenti, di coinvolgere agricoltori, cuochi, studenti, istituzioni. Un progetto che avrebbe trasformato il modo in cui il mondo occidentale pensa al rapporto tra cibo, ambiente e giustizia sociale.

Quando il gusto diventa manifesto

Era il 26 luglio del 1986 quando Carlo “Carlin” Petrini fondò Arcigola, il movimento destinato a diventare Slow Food. Tre anni dopo, a Parigi, il Manifesto venne firmato da oltre venti delegazioni mondiali e Petrini venne eletto presidente, carica che avrebbe mantenuto fino al 2022. Nel 2004 nacque Terra Madre, rete internazionale che connette piccoli produttori, pescatori, artigiani e accademici in difesa della biodiversità e della sovranità alimentare. Nello stesso anno prese vita anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, primo ateneo al mondo dedicato alla cultura del cibo.

Gastronomo, giornalista, scrittore, Petrini aveva collaborato con diverse testate e contribuito alla nascita della rivista Gambero Rosso. La sua capacità di tradurre visioni complesse in linguaggi accessibili lo aveva reso una figura capace di mobilitare persone di ogni estrazione, trasformando il gusto in una forma di educazione politica e sentimentale.

La notizia che ha fermato il mondo del cibo

Nella tarda serata del 21 maggio 2026, Carlo Petrini è morto nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo, a 76 anni. Lo ha annunciato il movimento Slow Food con un comunicato ufficiale. A poche settimane dal suo 77° compleanno, si è spenta la voce che aveva saputo dare forma a un sentimento collettivo prima ancora che questo trovasse un linguaggio condiviso: l’idea che mangiare non sia mai un gesto neutro.

Secondo quanto riportato da AGI, era stato anche co-fondatore delle Comunità Laudato sì nel 2017, ispirate all’enciclica di Papa Francesco. “Chi semina utopia, raccoglie realtà” era la sua frase più celebre: un testamento morale prima ancora che culturale, che sintetizzava cinquant’anni di battaglie per un cibo buono, pulito e giusto.

Published by
Carolina Valdinosi