Il ciclone Harry ha provocato danni ingenti alle infrastrutture costiere e all’economia turistica di Sicilia, Calabria e Sardegna, mettendo in luce la fragilità del territorio italiano di fronte agli eventi meteorologici estremi.
Il ciclone Harry, che ha colpito con particolare violenza le regioni meridionali d’Italia nel gennaio 2026, si configura come un tipico esempio di evento meteorologico estremo legato alla tropicalizzazione del clima mediterraneo. Classificabile come un medicane (Mediterranean Hurricane), il ciclone ha determinato venti intensi, piogge torrenziali e mareggiate anomale che hanno devastato le coste ioniche e tirreniche, lasciando dietro di sé un quadro di distruzione su vasta scala.
L’intensificazione di fenomeni come Harry, sempre più frequenti negli ultimi anni, è attribuibile alla maggiore energia disponibile nell’atmosfera a causa dell’aumento delle temperature superficiali del mare. Il Mar Mediterraneo, riscaldato ben oltre la media stagionale, ha fornito le condizioni ideali per la formazione e il rafforzamento del ciclone.
In Sicilia i danni maggiori si sono registrati lungo la costa ionica. Le mareggiate hanno avuto un impatto diretto e devastante su infrastrutture urbane, sistemi di difesa costiera e reti di trasporto. A Catania, la scogliera di Ognina è stata erosa dal mare fino a cedere, mentre la sabbia della Plaia è stata spinta fino alle arterie cittadine. Il lungomare è stato letteralmente risucchiato in più tratti, compromettendo la viabilità e la stabilità degli edifici adiacenti.
Particolarmente grave è la situazione a San Giovanni Li Cuti, dove un ristorante storico è stato completamente distrutto, lasciando dietro di sé solo detriti. A Riposto e Stazzo i muri di contenimento delle abitazioni sono stati abbattuti, mentre diverse famiglie sono state evacuate per motivi di sicurezza.
La tratta ferroviaria Messina-Siracusa è stata interrotta a Scaletta Zanclea, a causa del crollo del terrapieno che sosteneva i binari. I tecnici di RFI sono tuttora impegnati nella messa in sicurezza e nella valutazione dei lavori di ripristino.
La zona turistica di Taormina e Giardini Naxos ha visto spiagge letteralmente spazzate via, con lidi danneggiati irreparabilmente e parte del molo Schisò crollato. Le isole Eolie, già soggette a isolamento ciclico durante gli inverni, sono rimaste completamente tagliate fuori dai collegamenti per diverse ore.
Il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, ha parlato di danni superiori a 500 milioni di euro solo per l’isola, annunciando la convocazione di una giunta straordinaria per deliberare la dichiarazione dello stato di crisi. Tale misura è propedeutica alla richiesta formale di stato di emergenza al Governo nazionale.
Nel frattempo, si segnalano centinaia di interventi da parte della Protezione civile regionale, vigili del fuoco, forze dell’ordine e volontari. L’efficienza delle operazioni ha evitato vittime, in un contesto altamente critico.
In Calabria, il ciclone Harry ha prodotto precipitazioni eccezionali, con accumuli in quattro giorni pari a circa la metà della media annuale. Si tratta di valori pluviometrici storicamente inediti, che hanno messo in crisi i sistemi di drenaggio urbano e le difese fluviali, causando allagamenti diffusi, frane e il collasso di infrastrutture.
A Melito Porto Salvo, una mareggiata particolarmente violenta ha causato il crollo di oltre 100 metri di lungomare, compromettendo anche le fondamenta degli edifici costieri. A Catanzaro Lido sono stati segnalati allagamenti estesi, con l’evacuazione preventiva di numerose famiglie e danni ingenti a negozi e abitazioni private.
Il presidente Roberto Occhiuto ha confermato l’assenza di vittime e feriti, nonostante la gravità della situazione, e ha preannunciato l’avvio della conta ufficiale dei danni per l’attivazione dei fondi straordinari statali.
Anche la Sardegna è stata investita dal ciclone Harry, con particolare intensità sul settore nord-orientale. La città di Olbia ha subito pesanti danni alle spiagge di Pittulongu, Lo Squalo e Bados, tutte località balneari ad altissima frequentazione durante i mesi estivi.
Le mareggiate hanno provocato un fenomeno di accumulo di posidonia oceanica e sabbia sulla sede stradale, modificando completamente l’aspetto morfologico dei litorali. In alcuni tratti, le onde hanno raggiunto le carreggiate, invadendo infrastrutture viarie e compromettendo la percorribilità.
Giuseppe Meloni, assessore regionale al Bilancio e vicepresidente della Giunta sarda, ha evidenziato l’urgenza di un intervento statale, sollecitando la dichiarazione dello stato di emergenza e l’assegnazione di risorse immediate alle regioni coinvolte.
Il Governo italiano ha espresso vicinanza e sostegno alle popolazioni colpite, attraverso dichiarazioni ufficiali della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei presidenti delle due Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, oltre che del vicepremier Matteo Salvini.
Nel corso dei prossimi giorni, il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e il capo del Dipartimento Fabio Ciciliano visiteranno le aree interessate insieme ai governatori regionali. L’obiettivo sarà quello di individuare le misure più efficaci per il superamento dell’emergenza e la pianificazione degli interventi di ricostruzione.
Contestualmente, la Protezione civile ha aggiornato il sistema di allerta meteo, che da rossa passa a gialla in Calabria e Sardegna, e a verde in Sicilia, in seguito alla progressiva attenuazione del fenomeno.
L’emergenza provocata dal ciclone Harry impone una riflessione sull’adeguatezza dei sistemi di protezione costiera in Italia, soprattutto alla luce del cambiamento climatico in atto. Le aree colpite mostrano una vulnerabilità crescente dovuta alla cattiva pianificazione urbanistica, alla cementificazione delle fasce litoranee e alla mancanza di opere di difesa efficaci.
Il dissesto idrogeologico, cronico in molte zone del Sud Italia, si combina con l’innalzamento del livello del mare, l’erosione accelerata delle spiagge e il cedimento delle infrastrutture costiere, generando una molteplicità di rischi interconnessi che mettono in pericolo comunità, economie locali e beni culturali.
Interventi come quelli richiesti in Sicilia, Calabria e Sardegna, per quanto urgenti, si inseriscono in un quadro più ampio che richiede strategie di adattamento strutturale, investimenti nella resilienza climatica e una revisione radicale della gestione del territorio.
Il passaggio del ciclone Harry avvia una fase complessa di valutazione tecnica, ricostruzione e prevenzione. Le priorità operative comprendono:
Parallelamente, sarà cruciale attivare strumenti di finanziamento straordinario, anche attraverso fondi europei, per sostenere gli enti locali nella fase di ricostruzione.
L’inserimento di misure permanenti nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e l’integrazione con i Piani di adattamento climatico costituiscono le uniche garanzie reali per limitare, nel medio-lungo periodo, gli impatti futuri di fenomeni meteorologici sempre più intensi.
Il ciclone Harry ha confermato l’urgenza di un nuovo approccio alla gestione del rischio climatico, basato su dati scientifici, pianificazione a lungo termine e coordinamento tra livelli istituzionali.