Ciclone Harry (Screenshot Windy) - sciencecue.it
Ciclone Harry: allerta rossa e scenari meteorologici estremi in Sardegna, Sicilia e Calabria.
Il sistema depressionario attivo tra Canale di Sardegna e Tunisia ha innescato un’ondata di maltempo senza precedenti recenti, con accumuli pluviometrici superiori ai 300 mm in 48 ore e venti oltre i 120 km/h. L’analisi dei fenomeni meteo, delle conseguenze infrastrutturali e della risposta delle autorità offre una visione completa di un evento che resterà riferimento per la gestione del rischio idrogeologico nel Mediterraneo.
Il ciclone Harry è il nome attribuito a una perturbazione di bassa pressione formatasi nei pressi del Canale di Sardegna e attiva a partire dal 18 gennaio 2026. La configurazione barica responsabile dell’evento è riconducibile a un’ondulazione del flusso atlantico che ha generato un vortice ciclonico semi-stazionario tra le coste tunisine e la Sardegna meridionale.
L’alimentazione del sistema da parte di aria calda e umida in risalita dal Nord Africa, combinata con l’ingresso di masse d’aria fredda da nord-ovest, ha dato origine a un’intensa instabilità atmosferica. Si è così verificata una persistenza dei fenomeni convettivi, con celle temporalesche autorigeneranti che hanno colpito in successione le stesse aree geografiche per oltre 36 ore.
Le precipitazioni associate al ciclone Harry hanno raggiunto valori cumulati eccezionali, soprattutto lungo la fascia ionica della Sicilia e della Calabria e nei settori sud-orientali della Sardegna. I dati rilevati dalle reti meteorologiche regionali e da ARPA confermano accumuli di pioggia superiori ai 300 mm in meno di due giorni, equivalenti a una media trimestrale in condizioni normali.
Il territorio dell’Ogliastra, in Sardegna, ha evidenziato i picchi più elevati con oltre 320 mm registrati a Gairo, mentre lungo il versante ionico calabrese si segnalano oltre 280 mm a Locri e Siderno. In Sicilia, accumuli superiori ai 250 mm sono stati misurati nelle province di Messina e Catania.
Oltre alla pioggia intensa, il ciclone ha generato una tempesta di vento con raffiche che hanno superato i 120 km/h sulle coste esposte e nei rilievi montuosi. In particolare, in Sardegna si sono registrati venti da est-nordest a componente ciclonica, con raffiche fino a 125 km/h tra Villasimius e Capo Carbonara.
Le conseguenze marine sono state altrettanto rilevanti. Nel basso Tirreno e nello Ionio si sono osservate onde di altezza significativa compresa tra gli 8 e i 9 metri, mentre lungo le coste della Sardegna orientale e ioniche della Sicilia e della Calabria i dati di boa hanno indicato valori medi tra 6 e 7 metri.
L’intensità dell’evento ha causato importanti criticità sulla viabilità stradale e marittima. In Sardegna, è stata temporaneamente interrotta in entrambi i sensi la circolazione sulla strada statale 195 “Sulcitana”, tra il km 5,220 e il km 10,600, nel tratto costiero tra Cagliari e Capoterra.
Altre chiusure hanno riguardato:
In provincia di Nuoro, a Torpè, decine di famiglie sono state evacuate dalle abitazioni poste lungo gli argini del Rio Posada, il cui livello ha superato le soglie di sicurezza per il rischio esondazione. Le autorità hanno disposto un presidio costante anche su Flumendosa, Rio Stanali, Rio Cixerri e Gutturu Mannu, considerati invasi ad alta vulnerabilità.
Il maltempo ha fortemente compromesso i collegamenti marittimi. In Sardegna si segnala la sospensione delle partenze da Cagliari e Olbia verso la penisola, così come dei traghetti diretti verso la Corsica. Interdetto inoltre l’accesso all’isola di Caprera per motivi di sicurezza.
In Sicilia, i collegamenti con le Isole Eolie sono stati completamente bloccati. In Calabria, la frana verificatasi nel comune di Catanzaro ha isolato sette nuclei familiari nella zona collinare, mentre il sindaco ha disposto la chiusura del lungomare cittadino per via delle mareggiate e dei detriti trasportati dalle onde.
La risposta istituzionale è stata coordinata attraverso l’attivazione dei Centri Operativi Comunali (COC), che hanno garantito il monitoraggio e il supporto logistico ai cittadini. In tutte le città capoluogo di Sardegna, Sicilia e Calabria sono stati disposti provvedimenti precauzionali che includono:
Sono stati annullati anche gli appuntamenti istituzionali programmati per il 20 gennaio. Le città, per diverse ore, hanno assunto l’aspetto di aree desertificate, con un livello di mobilità ridotto ai minimi termini per evitare esposizione al rischio idrogeologico e marino.
La Protezione civile nazionale e le articolazioni regionali hanno collaborato in sinergia per il coordinamento operativo, con aggiornamenti costanti basati su modelli meteorologici ad alta risoluzione, rilievi radar e dati satellitari.
In Sardegna, l’assessora regionale all’Ambiente Rosanna Laconi ha definito il ciclone Harry come «un fenomeno mai osservato negli ultimi tempi», specificando che l’area più esposta resta la fascia sud-orientale. La stessa Protezione civile ha previsto un’attenuazione graduale a partire da mercoledì 21 gennaio, pur non escludendo fenomeni residui.
Nella fase post-evento, le autorità regionali e locali sono impegnate nel ripristino della viabilità, nella verifica statica delle infrastrutture e nella messa in sicurezza di argini, corsi d’acqua e versanti colpiti da smottamenti. I sopralluoghi sono già in corso anche sulle dighe e negli invasi artificiali per valutare la tenuta strutturale e il livello di riempimento raggiunto.
Sul fronte umano, si segnala il ritrovamento in buone condizioni di due pastori dispersi a Urzulei (Ogliastra), dopo l’esondazione del rio Margiani che aveva fatto perdere le loro tracce nella mattina del 19 gennaio. L’episodio si è concluso positivamente grazie all’intervento tempestivo dei soccorritori.
Il ciclone Harry rappresenta un caso di studio rilevante per l’analisi degli eventi meteo estremi nel bacino del Mediterraneo, sempre più soggetto a configurazioni bariche che generano precipitazioni concentrate e persistenti, in combinazione con venti di tempesta e mareggiate di rilevanza oceanica.
L’evidenza di accumuli pluviometrici eccezionali in tempi molto ristretti, l’impatto sistemico sulle infrastrutture e la necessità di attivare protocolli di protezione civile su larga scala confermano la criticità del quadro meteorologico dell’area euro-mediterranea. L’evento ha messo alla prova la resilienza dei sistemi urbani e territoriali, offrendo al contempo elementi utili alla pianificazione delle future strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.